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21 settembre 2018

COMUNICATO: Attualità in Medicina Interna - Congresso annuale della Società Italiana di Medicina Interna

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Il 21 settembre si è aperto il Congresso annuale della Società Italiana di Medicine Interna (SIMI) - Sezione Triveneta, che si svolgerà nella sala Saturnia della Stazione Marittima di Trieste per tutta la giornata del 21 e 22 settembre.

La SIMI, fondata nel 1887, è la più antica Società medica Italiana. Il Congresso è iniziato con una Tavola Rotonda che ha trattato di aspetti organizzativi ospedalieri e territoriali nei percorsi clinici in Medicina Interna, alla luce delle novità legislative. E’ stato sottolineato come la peculiarità dell’approccio internistico consista nella gestione multidisciplinare e nella continuità assistenziale ospedale-territorio delle patologie acute e croniche. Queste ultime rappresentano la vera sfida dei sistemi sanitari per le problematiche legate alla presenza simultanea di più patologie, alle riacutizzazioni ed alla frequente fragilità delle persone assistite.

Successivamente verranno trattati temi di attualità clinica che rappresentano esempi di innovazione terapeutica in molte patologie quali lo scompenso cardiaco, l’asma bronchiale, il tromboembolismo venoso, le terapie biologiche per l’ipercolesterolemia, i nuovi farmaci per il diabete mellito. Una sessione verrà dedicata alla medicina di precisione nelle malattie ereditarie dell’adulto con particolare attenzione alle patologie del metabolismo.

Il Direttore generale di ASUITs, Adriano Marcolongo, è intervenuto in apertura ponendo la questione organizzativa del rapporto tra i diversi componenti complessi della medicina interna nelle organizzazioni sanitarie.

Il quadro epidemiologico
Nel territorio di competenza dell’ASUITs gli ultra settantacinquenni sono l’11,72% della popolazione e l’indice di vecchiaia, cioè il rapporto tra giovani e persone con più di 75 anni, è di 1 a 2.5. Questo tipo di popolazione necessariamente impatta e impatterà sempre di più sui servizi sanitari territoriali e ospedalieri.
Nel 2017 Le dimissioni per ricoveri ordinari di tutta l’ASUITs sono state 24.360, di cui 5.866 in continuità assistenziale, mentre quelle della sola Medicina Interna sono state 8.272, di cui 3.409 (il 41,2%) con deospedalizzazione in continuità assistenziale. Si tratta di persone quasi sempre con comorbilità e polipatologie, che necessitano di una gestione complessa; diventa pertanto di fondamentale importanza la gestione globale della persona da parte degli internisti, che devono avere le competenze per gestire in modo unitario l’approccio clinico, terapeutico e assistenziale.

Il rapporto costo/beneficio in termini di salute per il cittadino
L’unicità e la globalità del trattamento che offre la medicina interna è un beneficio per il paziente, ma lo è anche sul piano gestionale; si tratta infatti di una potenzialità e una risorsa dai costi sostenibili per le organizzazioni che abbina buona preformance ad un gradimento per il paziente.
Occorre ripensare all’organizzazione interna in termini di multiprofessionalità, cioè il rapporto tra lo specialista d’organo e la supervisione dell’internista, tema non ancora pienamente risolto e su cui è necessario aprire una discussione.

Come ci si organizza in ospedale
Bisognerebbe ripensare i reparti specialistici in un senso più aperto e pervasivo, come avviene ad esempio nel modello americano, mentre altri modelli altrettanto validi propongono la costituzione di aree omogenee per intensità di cura.

Sul territorio
Nel 2017 l’assistenza domiciliare infermieristica dell’ASUITs ha seguito 8.218 pazienti, dei quali più della metà con un progetto personalizzato integrato di presa in carico.
L’assistenza domiciliare riabilitativa ha seguito 2.811 pazienti, dei quali ben l’83% con un progetto personalizzato integrato di presa in carico.
Ogni anno 6 mila persone escono dall’ospedale seguendo un programma di “dimissione protetta” e vengono perse in carico dai servizi distrettuali.

Finalità dell’integrazione ospedale-territorio
L’obiettivo è la presa in carico globale della persona, e non solo della patologia, conoscendo il contesto sociale, familiare, economico, culturale, la rete di sostegno, le capacità di autocura ecc, dove il ruolo della comunità si interseca con quello dei sistemi sanitari. Ciò è possibile mantenendo la continuità delle cure, delle informazioni e delle relazioni con il cittadino e agendo in team creando relazioni tra i professionisti.

La continuità è l’elemento qualificante
La continuità che ha come obiettivo il mantenimento della salute del paziente non riguarda solo le strutture territoriali, ma deve partire dall’interno dell’ospedale ed essere supportata nella sua realizzazione da strumenti adeguati come linee guida, strumenti informatici, telemedicina e conoscenza tra professionisti attraverso la condivisione, gli incontri e la valutazione dei casi condivisa tra gli operatori territoriali e ospedalieri. Anche il medico internista deve conoscere il territorio di provenienza dei suoi pazienti: l’impostazione diagnostica e terapeutica deve essere confermata e seguita a domicilio, prevedendo incontri frequenti di condivisione tra i colleghi che sono dentro e fuori dall’ospedale, anche con l’attribuzione alla equipe ospedaliera di uno specifico territorio di riferimento.

Progetto sperimentale di distribuzione territoriale degli accoglimenti nelle Strutture Ospedaliere di Medicina
Lo spirito dell’iniziativa è che non ci si limiti ai contatti tra ospedale e territorio solamente in fase di dimissione (come già avviene molto bene oggi), ma vi sia una costante e continua integrazione, già dall’accoglimento, a seconda della problematica che i singoli casi propongono. La finalità è di sviluppare la miglior continuità dei percorsi clinico assistenziali tra i Distretti e le loro articolazioni e le Strutture di ricovero ospedaliero di Medicina Interna.
Assegnare le persone provenienti da un determinato Distretto ad un esclusivo reparto ospedaliero è la prima condizione di lavoro per garantire un più adeguato e profondo percorso di presa in carico comune nei casi nei quali sia necessaria una interazione tra diversi organizzazioni e professionisti. Il presupposto è che, impostando due team definiti un lavoro comune, si migliori la conoscenza delle reciproche attività e problematiche e si costituiscano modalità di lavoro basate sulla collaborazione nella logica della continuità. Sarà quindi necessario, nella fase di inizio, un impegno dei Distretti e delle Strutture di ricovero per progettare l’organizzazione del lavoro, i meccanismi d contatto reciproco e la definizione dei piano terapeutico-assistenziali che poi andranno personalizzati a seconda dei casi.

CREAUS/PC/ss

prof. Biolo
ultima modifica: 21 settembre 2018 Commenti / Suggerimenti